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Commissioni sui pagamenti con carta: cosa influisce sui costi

In un pagamento con carta la Banca d'Italia individua di norma due clienti e due intermediari.

Chi paga cosa: il flusso di un pagamento con carta

In un pagamento con carta la Banca d'Italia individua di norma due clienti e due intermediari. Da una parte ci sono il titolare della carta e l'intermediario che l'ha emessa (emittente o issuer); dall'altra il negoziante e l'intermediario (convenzionatore o acquirer) che gli consente di accettare le carte al punto vendita, per esempio con un POS. All'acquisto, l'acquirer avvia il pagamento, l'emittente addebita il conto del titolare e trasferisce i fondi sul conto del negoziante.

Gli intermediari sostengono costi che recuperano con le tariffe: il titolare paga di solito commissioni annuali all'emittente, il negoziante paga commissioni all'acquirer per il servizio di accettazione. Negli schemi di carte l'acquirer versa all'emittente una commissione in percentuale sulle transazioni effettuate dal titolare presso il negozio. Trattandosi di un pagamento tra intermediari, si chiama «commissione interbancaria». Secondo la Banca d'Italia è questa voce a permettere all'emittente di non far pagare al cliente finale alcuna commissione sul pagamento: la commissione del negoziante non è un prezzo unico, ma il risultato dell'incrocio tra quattro soggetti.

Flusso di un pagamento con carta: da acquisto a accredito

  1. 1. Acquisto con carta presso il negozioIl cliente effettua il pagamento tramite POS
  2. 2. Avvio del pagamento dall'acquirerIl fornitore del POS avvia la transazione
  3. 3. Addebito conto del titolare dalla banca emittenteL'emittente verifica e addebita il saldo
  4. 4. Trasferimento fondi all'esercenteLa banca acquirente trasferisce il valore meno le commissioni

Le voci che compongono le commissioni di elaborazione

Per l'esercente la «commissione» è in realtà una somma di componenti. Secondo Stripe, le «commissioni di elaborazione» includono: l'interscambio, che copre costi e rischi della gestione della transazione ed è versato dalla banca dell'attività (banca acquirente) alla banca del titolare (banca emittente), con importi stabiliti dai circuiti come Visa e Mastercard; le spese di valutazione, pagate dalla banca acquirente al circuito e di norma inferiori all'interscambio; le commissioni del gateway di pagamento, che remunerano il fornitore che elabora le transazioni online; le commissioni di storno, che coprono i costi amministrativi di uno storno, cioè quando un cliente contesta una transazione e l'attività rimborsa l'importo.

Sulla componente di interscambio c'è però un tetto regolamentare: come ricorda la Banca d'Italia, un regolamento europeo del 2015 ha imposto un limite alle commissioni interbancarie (0,3%). Il regolamento, riassume EUR-Lex, fissa i massimali delle commissioni interbancarie e aumenta la trasparenza delle commissioni, permettendo ai dettaglianti di conoscerle. La parte di costo più esposta alla concorrenza e alla trasparenza è quindi l'interscambio; le altre voci restano oggetto del contratto tra esercente e fornitore del servizio di accettazione.

Tetti regolamentari e costi tipici nei pagamenti con carta in Italia

  • 1,5%Media commissioni complessive per esercente
  • 5€Sanzione per rifiuto pagamento sotto i € — 30€ + 4% dell'importo rifiutato

Cosa fa variare la commissione: carta, settore, volume e importo

Stripe indica i fattori che determinano l'entità delle commissioni di elaborazione. Il primo è il tipo di carta: le carte fedeltà e le carte premium hanno in genere commissioni di interscambio più alte delle carte base. Il secondo è il tipo di business e il settore: settori a rischio più alto, come viaggi e intrattenimento, possono pagare commissioni maggiori. Contano anche la dimensione e il volume delle transazioni elaborate e il valore della singola transazione. In media la percentuale complessiva va dall'1,5% al 3,5% del valore della transazione.

Al quadro contrattuale e commerciale si aggiunge il vincolo normativo: il tetto europeo riguarda la commissione interbancaria. Un esercente che accetta soprattutto carte con interscambio più basso ha quindi una componente regolata più contenuta; carte premium, in genere con interscambio più elevato, e carte aziendali tendono invece a costare di più. Conoscere il mix di carte usate dai clienti resta un passaggio concreto per prevedere il costo medio.

Micropagamenti sotto i 5€: perché il costo unitario pesa di più

In Italia non c'è un importo minimo per accettare pagamenti POS: anche una transazione sotto i 5€ va accettata dall'esercente. L'obbligo è previsto dall'art. 15, commi 4 e 4-bis, del D.L. 179/2012, modificato dal D.L. 152/2021 e dal D.L. 36/2022. Indicare un importo minimo, per esempio con un avviso «pagamento minimo 5€», non esonera dall'accettazione. Il rifiuto comporta una sanzione amministrativa fissa di 30€ più il 4% dell'importo rifiutato per ogni singolo episodio (myPOS).

Sui micropagamenti il costo unitario pesa di più: se la commissione è composta da una percentuale più una quota fissa, su un importo molto basso la quota fissa incide in modo sproporzionato rispetto alla parte percentuale. myPOS sottolinea che i costi totali dei pagamenti POS sotto i 5€ dipendono dal contratto con il gestore del terminale. Nel contratto vanno quindi verificati la struttura della commissione e l'eventuale minimo di addebito per transazione.

Commissioni aggiuntive al cliente: cosa è escluso in UE

Una commissione aggiuntiva (surcharge) è un addebito supplementare applicato dall'attività a una transazione quando il cliente paga con carta, così da trasferire su di lui il costo dell'elaborazione (Stripe). In Europa non è però praticabile: secondo Stripe le commissioni aggiuntive sulle carte sono legali nella maggior parte degli stati degli Stati Uniti e in Canada, ma sono vietate nella UE. La Direttiva (UE) 2015/2366 (PSD2) disciplina i servizi di pagamento e, ricorda myPOS, vieta a livello europeo i sovrapprezzi per determinati strumenti di pagamento.

Anche dove le commissioni aggiuntive sono ammesse esistono limiti stringenti: non possono superare il costo di accettazione della carta o la percentuale fissa stabilita dal circuito, secondo la soglia più bassa, e devono escludere le carte di debito, comprese le prepagate. Il surcharge si applica solo alle carte di credito e va mostrato al cliente prima della conclusione della transazione, sulla soluzione POS e sulla ricevuta. Per un esercente in Italia, trasferire i costi al cliente con un sovrapprezzo non è una strada disponibile, tanto meno sulle carte di debito.

Surcharge: vantaggi e svantaggi per l'esercente in Italia

Pro: Riduzione del costo netto per l'esercente
Possibile solo in paesi dove consentito (es. USA)
Contro: Vietato in Italia e UE
Applicare una commissione aggiuntiva è illegale
Contro: Rischio sanzioni amministrative
Rifiuto pagamento sotto i 5€ comporta multa

Leve pratiche per contenere l'impatto delle commissioni

Il primo intervento riguarda il contratto con il fornitore del servizio di accettazione: percentuale applicata, eventuale quota fissa per transazione, canone del terminale e commissioni accessorie sono voci negoziabili da confrontare tra operatori diversi. Poiché le voci sono separate (interscambio, spese di valutazione, gateway, storni), chiedere al fornitore di dettagliarle permette di capire quale componente pesa e dove c'è margine.

Il secondo intervento riguarda il mix di carte accettate e la gestione dei volumi: carte premium e carte aziendali tendono ad avere costi più alti, mentre il tetto europeo riguarda le commissioni interbancarie, quindi il costo medio dipende dalla composizione reale delle transazioni. Il terzo riguarda gli storni: ogni contestazione comporta costi amministrativi e il rimborso della transazione, perciò ridurre i motivi di contestazione agisce direttamente sulla voce «commissioni di storno». Il quarto è valutare, dove ha senso per il proprio tipo di attività, l'offerta di metodi di pagamento alternativi accanto alla carta.

Domande da fare al fornitore prima di firmare

Prima di firmare un contratto POS, farsi indicare per iscritto la struttura completa dei costi. Da chiarire: percentuale applicata sulle transazioni (e se coincide con il tasso di sconto per l'esercente); eventuale quota fissa per transazione, che sui micropagamenti sotto i 5€ incide in modo sproporzionato; canone periodico del terminale o del servizio; commissione del gateway se si accettano anche pagamenti online; importo addebitato per storno o contestazione del cliente; condizioni specifiche sui micropagamenti; tempi di accredito degli incassi sul conto.

Domande da fare al fornitore prima di firmare un contratto POS

  • Percentuale applicata sulle transazioniDa verificare nel contratto
  • Quota fissa per transazioneInclusa o no? Incide sui micropagamenti
  • Canone periodico del terminaleDa specificare nel contratto
  • Commissione del gateway (per pagamenti online)Verificare se applicata
  • Costo per storno o contestazione clienteDa chiarire nel contratto
  • Condizioni per micropagamenti sotto i 5€Minimo di addebito e struttura tariffaria
  • Tempi di accredito degli incassiDa stabilire nel contratto

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